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PREMIO MUTTI

Il cinema europeo è forse il miglior testimone della trasformazione sociale e culturale in atto in Europa.
Il recente successo di autori come Fatih Akim e Abdel Kechiche, registi dal doppio passaporto, emigranti di seconda generazione, dimostra che l'integrazione, tra le diverse culture del mediterraneo, al di la degli slogan, delle aperture e delle chiusure delle frontiere, è in atto. Non solo, dimostra anche che i cineasti che riescono a far convivere nella loro formazione il dialogo tra due culture hanno qualcosa in più da raccontare a noi cittadini europei di questo inizio di nuovo millennio.
In molti paesi europei gli Stati hanno messo a punto meccanismi di sostegno alla produzione e alla coproduzione di film che aprono al dialogo tra Nord e Sud del mondo. I festival di Locarno e di Rotterdam hanno aperto strade importanti, i fondi riservati a questo tipo di produzioni dalla Francia, dalla Germania, dall'UK, hanno consentito la realizzazione di molti, importanti, film.

L'Italia, naturalmente, in questo campo poco o nulla ha fatto.

La prima esperienza di Officina Cinema Sud-Est ha consentito di premiare con 20.000 euro due produzioni: una, quella di Mohamed Zineddaine, girata tra il Marocco e Bologna, che è stata presentata ai festival di Dubai e Marrakesch. L'altra, girata dal giovane migrante senegalese Laye Gaye, girata a Bologna, sarà tra poco ultimata.
Sostenere la produzione di cineasti migranti, nell'Italia di oggi, è un gesto lungimirante, non semplice e che farà di questo premio un'offerta al dialogo concreta e aperta ad un orizzonte internazionale.

Gian Luca Farinelli